
Con il dipinto Super Fluo il giovane Blu riesce a conquistarsi il rispetto di tutti gli artisti invitati all’Urban Edge Show (1) di Milano. Compreso un mostro sacro della street art: Shepard Fairey, in arte Obey.
Scopriamo insieme la storia del murale André the Diver!
Il giovane Blu e il grande Obey
Blu conosce il grande street artist americano, quando esegue Super Fluo nel padiglione grande dell’Urban Edge Show di Milano. Obey rimane molto colpito dalle sue abilità, così gli propone di realizzare un’opera a 4 mani. Insieme escono dal padiglione e si recano due sale più avanti, vicino all’ingresso dello Spazio P4. Dopodiché scelgono di eseguire il murale su una zona particolarmente difficile: un soffitto obliquo attraversato da cavi elettrici, travi e tubature.
Blu disegna un grosso palombaro arancione con tenaglie al posto delle mani, che sollevano i resti sanguinanti di un piccolo uomo bianco. Il gigante carnefice ha l’aspetto del logo di Obey, ossia il volto di André René Roussimoff. Il famoso wrestler e attore francese, detto anche André the Giant per via della sua mole (2).
Il pezzo, soprannominato André the Diver (3), affronta il tema del rapporto morboso tra l’essere umano e la macchina. Secondo Blu la tecnologia – se utilizzata in maniera impropria – causa effetti disastrosi sugli uomini. Li infetta, trasformandoli in essere meccanomorfi oppure in fantocci abbigliati con maschere, tute e caschi che nascondono la loro identità.
Idropittura e poster su muro di cemento
Collezione privata
Bibliografia
- Naldi, BLU=BLU, in Blu catalogue, HeartfeltGraphic Design Studio, Galleria Patricia Armocida, Milano 18 giugno-25 luglio 2008; De Bernardi, Blu: l’opera murale, tesi di laurea, Accademia Albertina di Belle Arti, Torino giugno 2015, p. 38, fig. 5.25, pp. 89-139; Ciancabilla, The Sight Gallery. Salvaguardia e conservazione della pittura murale urbana contemporanea a Bologna, Bononia University Press, Bologna dicembre 2015, pp. 15-32; Intervista a Patricia Armocida, in Azzarone, Blu a Milano: per un’indagine delle presenze e assenze dell’opera dello street artist di Senigallia, tesi di laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 2017, pp. LXII-LXV.
- La fotografia in alto è di DEGENEratA ©2019. Mentre quella in basso (divisa in 2 parti) proviene dalla pagina Facebook dell'Urban Edge Show di Milano. La copertina è sempre un particolare di quest'ultima immagine.
Note
- Leggi GLI ESORDI DI BLU A MILANO – Parte 1 e Parte 3.
- Nel 1989 Obey stilizza il volto del wrestler, creando degli adesivi che poi diffonde in molte città statunitensi. L’artista intitola la campagna André the Giant has a Posse. In questo modo dà vita a un esperimento mediatico per testare le reazioni del grande pubblico. Infatti quest’ultimo non è abituato a vedere un’immagine pubblicitaria totalmente priva di senso. In seguito il logo cambia nome in Obey the Giant, diventando il marchio di fabbrica di Shepard Fairey.
- Ho scelto questo soprannome, perché riprende il titolo del manifesto di Obey – André the Giant – incollato sul viso del palombaro.
- La fonte principale di questo articolo è la mia corrispondenza personale con Microbo del 2017. È lei a testimoniare la collaborazione tra Blu e il grande artista statunitense, invitato a Milano – e per la prima volta in Italia – dai curatori del festival.