IL PUBBLICO CRITICA E ANDREA FAMÀ RIDUCE L’ARTE IN MACERIE

20/06/2019 0 By Tecla
IL PUBBLICO CRITICA E ANDREA FAMÀ RIDUCE L’ARTE IN MACERIE

Dal 14 maggio al 20 giugno 2019 la Project Room della DavidePaludetto ArteContemporanea di Torino presenta Famà Chi?. Il progetto artistico di Andrea Famà a cura di Federica Maria Giallombardo

Scopri la mostra che è diventata virale sui social!

Il video #famàchi?

La mostra dello scultore catanese è annunciata dal video #famàchi?. Un esperimento mediatico che in poco tempo diventa virale. 

È una storia incredibile! Tutto è cominciato circa due settimane prima dell’inaugurazione. Andrea Famà decide di contattare amici e conoscenti, perché lo aiutino a promuovere l’evento online. La sua richiesta è molto semplice: i soggetti devono riprendersi con lo smartphone pronunciando la frase “Famà chi?”, che dà il titolo all’esposizione.

Sono in molti a rispondere al suo appello, e Famà carica i loro video sui social. Ben presto quella che doveva essere una trovata divertente per sponsorizzare la mostra si rivela un’efficace strategia di comunicazione. Di fatto il coinvolgimento del pubblico super ogni aspettativa. I follower non si limitano a interagire con i post, ma alcuni inviano spontaneamente il proprio video all’artista.

Ma qual è l’origine del video? L’idea non nasce per caso, infatti #famachi? non è altro che la versione audio-visiva dei post pubblicati dallo scultore su Facebook. Qui Famà si ispira alla lezione di Fabri Fibra, inventando giochi di parole con le lettere del suo cognome:

Famà mezzo uomo, mezzo scultore | Brindare con l’acqua #famàle | La mia gang non si ferma #famedifamà…

La psicologia inversa presente nei testi del rapper italiano, che cantava “Io odio Fabri Fibra”, si rivela vincente. Infatti il video ha un successo straordinario. #famàchi? solletica la curiosità del pubblico, senza svelare il contenuto della mostra. Ma non è tutto. Grazie al potere dei social network l’artista regala 5 secondi di fama agli autori del video, che credono di partecipare a un’opera d’arte collettiva.

Il pilastro #infame

La mostra Famà Chi? è allestita nella Project Room della galleria DavidePaludetto di Torino. Una stanza bianca con al centro un pilastro quadrato.

La sera del 14 maggio i visitatori si recano all’inaugurazione, ma non immaginano lontanamente che cosa li aspetta.

Quando il pubblico varca la soglia dello spazio si ritrova su un pavimento polveroso, formato da frammenti di gesso e cemento. Le macerie circondano il pilastro ricoperto di scritte a matita che anticipano le critiche dell’osservatore, spiazzandolo. 

Famà è vuoto come la sua mostra | #mostradimerda | Oh Signur!! | Tanto domani ce ne siamo già scordati | (Ma io sono qui solo per il buffet) | Preferisco il dj set della Fondazione Sandretto | Il sistema dell’arte Famà non lo vuole…

In questo modo il pensiero dell’artista agisce come uno specchio che riflette le brutture del nostro periodo storico. Il bersaglio della mostra è il sistema dell’arte contemporanea nel suo complesso.

Famà attinge dalle proprie vicende biografiche per mostrare la miopia di buona parte degli addetti ai lavori e di coloro che frequentano le mostre. I primi sono accusati di promuovere opere commerciali di artisti che non hanno nulla da dire (1). Mentre dei secondi lo scultore critica la superficialità. La loro tendenza a considerare le esposizioni degli eventi mondani, anziché culturali. Oltre che l’interesse quasi esclusivo per le opere esteticamente belle, ma prive di contenuto (2).

Le #infime macerie

Per risvegliare le coscienze sulla decadenza del presente, Andrea Famà rompe tutti gli schemi e allestisce una “mostra di merda” (3). Di fatto il progetto non ha nulla a che fare con l’arte, ma riflette ciò che ci sta intorno. Evidenzia le crepe di un mondo che sta crollando.

In Famà Chi? le belle forme e il colore sono banditi per lasciare il posto a uno scenario squallido, che attacca le convenzioni del panorama artistico e mette alla berlina i suoi stereotipi. 

E lo fa attraverso l’autoironia, prendendosi in giro, di modo che lo spettatore riconosca le proprie mancanze e resti senza parole. Dunque l’artista lo costringe a fermarsi a riflettere, osservando il tappeto di macerie attorno a lui e la polvere che macchia le sue scarpe nuove.

Note

(1) Secondo Andrea Famà gli artisti si dividono in due categorie: quelli che fanno ricerca e quelli che fanno le bomboniere.

(2) L’artista si lamenta che la gente non legge più i comunicati stampa. Non si informa prima di andare alle mostre. E soprattutto non ragiona davanti all’opera d’arte, poiché il suo interesse è rivolto all’intrattenimento della serata inaugurale. Per questo motivo in pochi visitano la mostra dopo l’opening.

“Quindi tu ci disprezzi?”, chiede un visitatore. “Tantissimo” – risponde Famà – “anzi, vi odio proprio! Se qualcuno si sente offeso, significa che l’opera funziona”.

(3) Questo momento storico, il nostro presente, è in decadenza. Attorno a noi non c’è altro che polvere. Siamo noi che abbiamo distrutto l’arte (Andrea Famà).

(4) Le fonti di questo articolo sono la presentazione della mostra al pubblico la sera del 14 maggio 2019 e il dialogo che ho avuto con l’artista e la curatrice Federica Maria Giallombardo.

(5) Le fotografie del primo paragrafo sono screenshot della pagina Instagram di Andrea Famà. Tutte le altre sono di DEGENEratA ©2019.