L’ALBUM DI RITRATTI PRIVATO DI JINS

26/07/2019 0 By Tecla
L’ALBUM DI RITRATTI PRIVATO DI JINS

È appena terminata Portrait, la mostra di Jins a cura di Rosy Togaci Gaudiano. L’esposizione che ha inaugurato la prima Streetview Art Gallery di Torino (1). Uno spazio rivoluzionario e un album di ritratti inedito.

Leggi il racconto entusiasmante dell’artista!

Una montagna di carta piovuta dal cielo

Parlaci della tua mostra di ritratti che ha inaugurato la prima galleria a vista su strada di Torino.

Portrait è una mostra diversa dalle altre. Perché in genere le gallerie espongono i miei quadri colorati oppure le mie installazioni di bastoni. A volte anche i disegni, ma di solito quando li faccio riempio una parete. Invece qui presento un album di 14 ritratti di piccole dimensioni. È un lavoro inedito che nasce nel 2010, quando un amico mi regala un intero bancale di fogli 50×70 cm. Il formato è quello dello specchio: l’ideale per ritrarre una figura a mezzo busto.

Prima che entrassi in possesso di tutta questa carta avevo disegnato solo icone della cultura pop. Personaggi che ormai sono dei marchi commerciali. Ad esempio Jimi Hendrix per passione musicale; Marilyn Monroe, perché è diventata il logo di tante cose, da Hollywood alla Pop Art; e l’icona trans Moira Orfei.

Dopodiché, avendo a disposizione una montagna di fogli, ho dato inizio a una nuova pratica (2). I miei ritratti sono caricaturali, illustrativi e minimali. Ci metto 10 minuti a farli. Li traccio a mano libera con il pennarello nero indelebile. Poi se qualcuno viene male, lo butto. Così facendo in dieci anni ne ho realizzati quasi 300.

La mostra alla Streetview Art Gallery

Questi disegni non sono mai stati esposti prima. Perché hai deciso di mostrarli proprio adesso?

Quando Rosy mi ha detto: “Inauguriamo la Streetview Art Gallery con un tuo lavoro”. Subito ho pensato ad altri tipi di disegni, più piccoli e dettagliati. Ma poi mi sono reso conto che non era il caso di mettere in vetrina immagini così minuziose. Allora ho deciso di esporre questi ritratti, che hanno la linea spessa e sono molto più d’impatto. 

È un lavoro che ho sempre considerato minore, ma ora osservando la quantità dei disegni mi accorgo della loro qualità. Questo è strano! Infatti di norma quantità e qualità non coincidono. Detto ciò, sono sicuro che entro breve qualcuno mi proporrà di fare una mostra con i 100 ritratti più belli!

L'identità dei volti

Chi sono tutte queste persone?

Alcune appartengono alla mia sfera personale, alla famiglia e agli amici. Mentre le altre sono persone celebri o immagini di fantasia, che rappresentano idee e concetti. 

Alla fine questi ritratti parlano – come sempre – della mia vita privata. Poi in maniera più allargata di quella degli altri, fino a includere l’intera società contemporanea. 

I personaggi famosi

Ti va di raccontarci le storie che si celano dietro a questi ritratti?

Volentieri! Cominciamo dal volto di Anna Politkovskaja che ha scatenato una querelle sui social. L’avevo previsto, tant’è vero che ho chiesto a Rosy: “Sei sicura di voler fare la locandina con questa immagine?”. E lei mi ha risposto di sì. “Vuoi vedere che ci sarà qualcuno che non ci capirà un cazzo?”. Infatti l’opera è stata tradotta in veste politica sulla questione America-Russia. Ma non è così!

Il ritratto è nato perché ho letto il libro della giornalista russa. E dopo poco è stata fatta fuori. Trascorso qualche anno dall’omicidio, mi è venuta voglia di fare dei ritratti di donne. E mi sono detto: “Una donna con le palle è sicuramente Anna Politkovskaja”. 

Quindi me la sono immaginata da morta. Lei – che ha scritto il libro Proibito parlare – finalmente libera di esprimersi! E sono sicuro che la prima cosa che direbbe questo fantasma è il mandante del suo omicidio. Che secondo me è Putin. Per questo dice: “Putin killed me”. Dunque non è un disegno politico. Ma un lavoro di fantasia, che fa trasparire ciò che penso della realtà.

A fianco abbiamo una roba molto più leggera. Questo è Machete il personaggio di quel film trash diretto da Robert Rodriguez. Mi faceva ridere, perché ha questo tatuaggio sul petto che sembra quasi una donna vera. 

Dunque gli argomenti dei ritratti non sono tutti pesanti, ma anche molto leggeri. Perché li ho disegnati principalmente per divertirmi.

La famiglia dell'artista

Quali sono i membri della tua famiglia che hai raffigurato?

Questo è mio figlio Pablo quando aveva 5 anni. È nato 3 mesi prima del previsto. Infatti ha il naso piccolissimo e due occhioni giganti come tutti i prematuri. 

Poi c’è la Gioconda, mia figlia Anita. Adesso ha 18 anni, ma qui ne avrà avuti 11. A quell’età aveva già deciso che cosa fare della sua vita. Per questo le ho scritto sulla maglietta: “Be Yourself”. Perché è proprio una tipa determinata. A 16 anni è andata a studiare in Inghilterra da sola.

Dopodiché ci sono io che ironizzo sui miei capelli. Li ho fatti a forma di cavo, perché sono sempre connesso con il mondo. 

Infine c’è mio padre, che ha il cuore di un missionario. È il tipo che pensa sempre prima agli altri e poi a se stesso. Sulla maglietta gli ho messo un lavoro che avevo realizzato su tela. Ho abbinato “father” (padre) a “fader”, che è quel crossover che permette al dj di passare da un canale all’altro. L’ho disegnato perché, a un certo punto, mi sono accorto di essere un cross-fader tra la generazione di mio padre e quella dei miei figli.

Gli amici che vanno e vengono

I tuoi amici invece chi sono?

C’è Giuseppe Restano, un pittore pugliese. Ha vissuto prima a Firenze e poi si è trasferito a Milano. Adesso lavora per la moda. Nel 2016 è venuto a casa mia a vedere i mondiali con indosso la maglietta super-tele, che ha fatto lui. E l’ho ritratto così, perché mi faceva ridere. 

Poi c’è Erica che fa la massaggiatrice. Infatti sulla maglietta le ho scritto: “Handle with care”, maneggiare con cura. Perché è una tipa che ti rimette a posto le ossa. 

Mentre questo è il mio amico Mac. Quando era in vita amava collezionare gli accendini. Allora ho intitolato il suo ritratto: Rosario per Mac con tutti gli accendini accesi.

Figure simboliche e di fantasia

Hai detto che ci sono anche immagini di fantasia, giusto?

Sì, ci sono anche figure inventate. Sono idee e simboli, che ci fanno riflettere sul periodo storico che stiamo vivendo (3).

Ad esempio questa donna russa rappresenta l’effetto prodotto dalla Perestrojka. Le riforme dell’Unione Sovietica avviate negli anni Ottanta per riorganizzare la struttura politica, economica e sociale del paese. Il risultato è stata l’esportazione delle prostitute dell’Est. Tutte bellissime: delle fotomodelle alte, bionde e con gli occhi azzurri.

Infine questa è Madre Natura, che viene ferita e il suo cuore si tramuta in tempesta. E poi sono guai per gli umani! Si intitola Trans Amazonica, perché l’ho immaginata come una donna india tatuata con i colori della sua tribù.

Note

(1) Leggi questo articolo per saperne di più!

(2) Dentro la sede del Circolo Banfo c’era uno schermo luminoso, che proiettava un video con altri 153 disegni. Inoltre c’era in consultazione il libro di Jins, Portraits (2016), edito da Prinp Editoria d’Arte, che raccoglie 70 ritratti digitalizzati e colorati.

(3) Definisco ritratto un mio disegno raffigurante un amico o una persona conosciuta, o anche solo un personaggio di fantasia rappresentante una tipologia umana che mi guarda dritto negli occhi da un formato 50×70 cm (Paolo Jins Gillone).

(4) Le fonti di questo articolo sono l’intervista a Jins (29 giugno 2019) e il testo critico della mostra.

(5) I due ritratti a colori sotto la galleria scorrevole raffigurano due idoli della black music: il conduttore e produttore televisivo Don Cornelius Phil Lynott, il cantante e bassista dei Thin Lizzy.

(6) L’immagine in copertina e le fotografie della galleria scorrevole sono di DEGENEratA ©2019. Mentre le fotografie dei disegni sono dell’artista, che mi ha concesso di pubblicarle.