ARTE BELLA E TREMENDA | Intervista ad Andrea Famà

18/10/2018 Off By Tecla
ARTE BELLA E TREMENDA | Intervista ad Andrea Famà

Lo scultore catanese Andrea Famà spiega l’origine di Idronefrosi, l’installazione esposta alla Galleria Moitre di Torino, visitabile fino al 1 dicembre 2018.

Misterium Tremendum et Fascinans

L’idronefrosi è una malattia causata dal ristagno di liquido nel rene. Questo è il tema della tua personale, curata dall’Associazione Quasi Quadro, alla Galleria Moitre di Torino. Raccontami la genesi dell’esposizione.

La mostra nasce da un problema di salute che ho sin da bambino.

L’idronefrosi si crea quando lo scarico dell’urina nella vescica incontra un ostacolo a valle, l’urina ristagna nel bacinetto renale e il rene si gonfia. La malattia provoca dolori intensi e nei casi più gravi può portare alla perdita del rene.

Tuttavia l’esposizione non parla della patologia in sé, ma di come sono riuscito a trasformarla in positivo. Ho cercato di buttare fuori l’energia negativa che avevo dentro, materializzandola in una installazione. E per fortuna ci sono riuscito! Spesso infatti tendiamo a nascondere i nostri problemi, invece di manifestarli. 

Idronefrosi svela il percorso interiore che ho affrontato per accettare la mia condizione. Il problema non è ancora risolto, però ci convivo.

L’installazione è composta da quattro parti: al centro della sala incombe un enorme turbine nero, che dialoga con un album di schizzi, un quadro e una scritta sul muro. Che cosa rappresentano?

L’esposizione si apre con un disegno, dopodiché passa dalla scultura alla poesia, terminando con la citazione latina:

Misterium Tremendum et Fascinans”.

Il bozzetto è la fase progettuale della mostra, mentre l’opera principale raffigura la patologia sotto forma di un vortice nero. È un incubo gigantesco e opprimente come lo sono in genere i problemi, quando ci sembrano insormontabili. Il quadro invece rappresenta il lato razionale, che emerge una volta accettata la malattia. Infatti è costruito con lo stesso materiale plastico del ciclone, ma ha un aspetto geometrico e ordinato. 

L’installazione si conclude affermando che l’idronefrosi è un “mistero tremendo e affascinante”. Questa frase si ispira anche alle parole dello scultore spagnolo Eduardo Chillida (1924-2002):

“Disegnare è bello e tremendo, perché con una linea io chiudo il mondo, ma con l’altra lo divido”.

Dato che la mostra affronta un argomento molto delicato, cosa vuoi comunicare allo spettatore?

Di solito quando progetto le mostre mi metto nei panni del fruitore, ma in questo caso ho pensato a me. Confesso che c’è stato un momento in cui ho avuto paura a dar vita a questo tornado. Mentre lo stavo costruendo mi sono sentito davvero dentro l’opera: dentro al problema.

In un certo senso, davanti alle difficoltà, ci troviamo tutti sotto a un grande vortice che sta per travolgerci.